Abdicare o cambiare?

Fin dall’antichità la riflessione sullo stretto legame che unisce educazione e democrazia ha accomunato l’ambito filosofico, politico e pedagogico.
In un periodo storico in cui la democrazia sta mostrando il suo lato più vulnerabile, in cui la partecipazione dei cittadini alla vita democratica è sempre più ridotta, in cui prevale la logica della deresponsabilizzazione e dell’indifferenza, diventa sempre più importante la sfida che la scuola si trova ad affrontare per rispondere al suo ruolo intrinseco sia di pilastro della democrazia sia di luogo in cui ci si allena alla responsabilità non solo del pensiero ma anche dell’azione e si esercita lo spirito critico attraverso lo studio delle discipline.
Ma il sistema scolastico attuale è in grado di vincere questa sfida?
Prima di capire quali risposte dare a questa domanda è necessaria una premessa che fa riferimento al concetto di “warm cognition” secondo cui ogni forma di apprendimento passa attraverso il benessere socio-emotivo del discente. Come afferma la Professoressa Daniela Lucangeli, Docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università di Padova ed esperta di psicologia dell’apprendimento, l’intelligenza emotiva svolge un ruolo fondamentale anche in tutti i processi cognitivi.
Per lungo tempo la sfera emotiva e quella cognitiva dell’apprendimento, della riflessione e del pensiero sono state pensate come distanti e prive di connessione reciproca. La trasmissione dei soli contenuti era, e spesso ancora è, ritenuta l’unico compito del docente, indipendentemente dalle caratteristiche dello studente a cui il contenuto è indirizzato; la standardizzazione continua ad essere la modalità principale dell’attività dei docenti, mentre la personalizzazione dell’insegnamento che comprende che ogni studente presenta non soltanto un funzionamento cognitivo proprio, ma, in quanto persona, vive emozioni, stati d’animo, paure che hanno pesanti ripercussioni sulle sue capacità cognitive, resta ancora qualcosa di affermato a livello teorico, ma scarsamente praticato.
Supportata dalle evidenze delle neuroscienze, Lucangeli afferma che ogni attività cognitiva porta con sé e memorizza anche l’emozione vissuta nel momento in cui si apprende qualcosa di nuovo: solo un ambiente scolastico attento al benessere degli adolescenti e generatore di emozioni positive potrà sviluppare al massimo le potenzialità di ogni studente.
Purtroppo i dati sul benessere psicologico degli adolescenti sono sconfortanti.
Da quanto emerge dal Report “Lo stato dell’adolescenza 2023”, Indagine nazionale su atteggiamenti e comportamenti di studentesse e studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado, condotta dal gruppo di ricerca Mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRPPS), effettuata tra ottobre 2021 e aprile 2022 che ha coinvolto 15 città, 45 scuole pubbliche secondarie di secondo grado, 225 classi e un totale di 4288 studentesse e studenti, i disagi psicologici sono ampiamente diffusi tra gli adolescenti soprattutto tra le studentesse, il cui 44,8% si colloca al livello più critico della scala di misurazione, contro il 18,7% degli studenti. Anche la frequenza di pensieri suicidi è maggiore tra le ragazze (li ha sempre o spesso il 10,0% di loro contro il 4,7% dei ragazzi). Tra i disagi i più diffusi sono i disturbi d’ansia, le sindromi depressive, i disturbi del sonno e quelli alimentari.
Un allarme è stato recentemente lanciato dalla Dottoressa Valletta, Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna che segnala la preoccupazione rispetto al fenomeno del ritiro sociale sempre più diffuso tra gli adolescenti: “Il ritiro sociale non è solo un disagio individuale, ma il sintomo di un malessere profondo che riguarda sempre più adolescenti. Le ragazze e i ragazzi di oggi sentono sulle loro spalle il peso di una società che li vuole tutti “eccellenti”, che impone standard di successo senza lasciare spazio alle fragilità”. Per evitare il rischio concreto dell’abbandono scolastico, Valletta invita ad azioni mirate sia rispetto al rafforzamento del supporto psicologico all’interno delle scuole, sia rispetto alla formazione degli insegnanti affinché possano riconoscere i segnali di disagio.
Sicuramente il disagio di cui molti adolescenti soffrono deriva da fattori indipendenti dalla vita scolastica, ma proprio per questo la scuola può diventare quel “porto sicuro” in cui la costruzione di relazioni positive, il senso di autoefficacia, di fiducia, l’accettazione di sé e degli altri nel rispetto delle differenze contribuiscono alla realizzazione di quel benessere personale che rappresenta la base per prepararsi alla vita adulta.
La scuola, per sua natura, lavora oggi per costruire il domani: gli studenti che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni saranno i cittadini che lavoreranno, governeranno, voteranno, abiteranno un futuro non troppo lontano.
Le sfide quindi che la scuola si trova ad affrontare sono molteplici: innanzitutto offrire agli studenti quel luogo accogliente e inclusivo che garantisce il benessere socio-emotivo in cui possono fiorire i talenti di ciascuno, ma anche rappresentare il luogo in cui l’adolescente si prepara all’ingresso nel mondo del lavoro con il suo bagaglio di conoscenze e di quelle “skills” che sono la chiave per aprire le porte della vita lavorativa. Infine, ma non meno importante, è la grande sfida di allenare gli adolescenti alla vita democratica e al libero esercizio dello spirito critico.
La costruzione di tutte queste competenze trasversali va esercitata e allenata nella quotidiana acquisizione dei saperi che diventeranno il mezzo e non più il fine della crescita personale.
Si potrebbe obiettare che ai docenti vengono richieste competenze che non appartengono al loro profilo professionale, ma crediamo che i cambiamenti che la società attuale sta vivendo impongano una nuova definizione della figura docente e di conseguenza una rimodulazione del sistema formativo che permette ai nuovi laureati di entrare nel sistema scolastico.
Concludendo e cercando di rispondere alla domanda se il sistema scolastico attuale è in grado di rispondere alle molteplici sfide che i cambiamenti della società contemporanea impongono, crediamo che sia necessario dare nuova linfa alla professionalità del docente che non può più essere mero veicolo di trasmissione sterile di conoscenze e saperi, ma deve essere valorizzato in quanto generatore di opportunità per la crescita e la formazione delle nuove generazioni.
Solo se il sistema scolastico sarà in grado di agire questi cambiamenti, allora potremmo dire che la scuola ha risposto adeguatamente alle sfide della contemporaneità, assolvendo il compito di contribuire alla formazione dello studente nella sua triplice identità di persona, lavoratore del futuro e cittadino consapevole e pronto alla responsabilità della vita democratica.
Cristina Ferrigato e Francesca Neri