Quale futuro per la competitività europea?

Il 18 marzo scorso, presso il Senato della Repubblica a Roma, si è svolta l'audizione del professor Mario Draghi in merito al Rapporto sul futuro della competitività europea. L'analisi del Dossier N. 113 (DE) del Servizio Studi del Senato fornisce un'opportunità per esaminare le principali linee guida del documento intitolato "Il futuro della competitività europea". Questo rapporto è stato inizialmente presentato da Draghi il 9 settembre 2024, durante una conferenza stampa congiunta con la Presidente della Commissione europea. Successivamente, il 17 settembre, lo stesso rapporto è stato illustrato al Parlamento europeo. Di seguito, si riportano i punti salienti del documento preparatorio all'audizione del Senato, con l'obiettivo di individuare i passaggi chiave.

L'incarico di redigere il rapporto è stato affidato a Draghi dalla Commissione europea, come indicato nel discorso sullo stato dell'Unione del 2023 pronunciato dalla Presidente Ursula von der Leyen. Parallelamente, la Commissione ha assegnato a Enrico Letta la redazione di un rapporto sul futuro del mercato unico, il quale è stato presentato durante il Consiglio europeo straordinario del 17-18 aprile 2024.

Nei programmi politici della Commissione europea per il periodo 2024-2029 si sottolinea la volontà di attuare le raccomandazioni contenute nel rapporto Draghi. Inoltre, le lettere di incarico inviate dalla Presidente von der Leyen ai vari commissari incoraggiano l'adozione delle linee guida del documento per le aree di loro competenza.

Il rapporto è strutturato in due sezioni principali. La prima, composta da una prefazione e sei capitoli, descrive la strategia complessiva per la competitività dell'Europa. La seconda parte, articolata in due sezioni, affronta le politiche settoriali (dieci capitoli) e le politiche orizzontali (cinque capitoli) dell'UE, proponendo un'analisi dettagliata delle sfide e degli obiettivi, nonché le relative iniziative da intraprendere.

Tra le iniziative già presentate dalla nuova Commissione europea per implementare le indicazioni contenute nel rapporto, si evidenzia la "Bussola per la competitività dell'UE", pubblicata il 29 gennaio. Questo documento traccia i principali elementi del nuovo modello di competitività europea e si ispira in larga misura alle proposte avanzate da Draghi per definire le azioni prioritarie.

Nel contesto della Settimana parlamentare europea 2025, tenutasi a Bruxelles il 17 e 18 febbraio, Draghi ha ribadito l'urgenza di adottare le misure radicali indicate nel rapporto, motivandola con tre fattori principali:

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, che avanza soprattutto al di fuori dell'Europa, con Cina e Stati Uniti in posizione dominante;

I costi elevati dell'energia, con i prezzi del gas naturale che continuano a essere fino a tre volte superiori rispetto agli Stati Uniti;

L'introduzione di dazi da parte della nuova amministrazione statunitense, che potrebbero lasciare l'UE sola nel garantire la sicurezza dell'Ucraina e del continente europeo.

Per affrontare queste sfide, Draghi ha sottolineato la necessità di una cooperazione senza precedenti tra governi nazionali, Commissione europea e Parlamento europeo, agendo con rapidità per contrastare il ristagno economico europeo in un contesto globale in crescita. Inoltre, ha enfatizzato l'importanza di creare un ambiente favorevole alla crescita delle imprese innovative in Europa, evitando che rimangano di piccole dimensioni o si trasferiscano negli Stati Uniti. Tra le misure proposte, si evidenziano la riduzione delle barriere interne, la standardizzazione e semplificazione delle normative nazionali, e la promozione di un mercato dei capitali più orientato al capitale azionario.

In tema di decarbonizzazione, Draghi ha evidenziato la necessità di conciliare la transizione energetica con la tutela dell'occupazione nel settore industriale. Ha portato ad esempio la necessità di affiancare alla dismissione dei motori endotermici un'adeguata infrastruttura di ricarica elettrica.

Per quanto riguarda la difesa, ha osservato che la frammentazione delle capacità industriali lungo linee nazionali limita l'efficienza e impedisce la creazione di sistemi interoperabili e standardizzati.

Il settore manifatturiero europeo, che impiega circa 30 milioni di persone rispetto ai 13 milioni negli Stati Uniti, è stato indicato come un pilastro fondamentale dell'economia europea.

Infine, Draghi ha affrontato la questione del finanziamento delle strategie di competitività, stimando che il fabbisogno annuale si aggiri intorno ai 750-800 miliardi di euro, con possibilità di incremento. Ha sostenuto la necessità di emettere titoli di debito sovranazionali per sostenere tali investimenti, dato che alcuni Stati membri non dispongono di margini fiscali sufficienti per rispondere alle sfide economiche attuali.

In conclusione, rivolgendosi ai governi nazionali, Draghi ha evidenziato l'importanza di compiere scelte strategiche, evitando di opporsi a ogni riforma senza proporre alternative concrete. La posta in gioco è la capacità dell'Unione Europea di mantenere i propri valori fondamentali e il proprio ruolo di attore globale.

Nei prossimi numeri della nostra ripercorremmo i temi trattati nei capitoli del Rapporto: la centralità della produttività (definita “rallentata”), la necessità di colmare il divario di innovazione, l’esigenza di intervento su un piano comune per la decarbonizzazione e la competitività, il bisogno di aumentare la sicurezza e ridurre le dipendenze, il fabbisogno finanziario necessario per gli investimenti e infine l’urgenza di rafforzare la Governance.

Oggi si soffermiamo sul primo tema che determina un nuovo passaggio per l’Europa: la centralità della produttività.

Il rapporto Draghi parte dalla premessa che, pur avendo basi adeguate ad essere un'economia altamente competitiva, l'UE registra una crescita ridotta a causa del rallentamento della produttività.

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Negli ultimi due decenni la crescita economica UE è stata costantemente più bassa di quella degli USA, mentre la Cina ha recuperato rapidamente terreno. Richiamando i grafici riportati, il rapporto sottolinea in particolare che si è aperto un ampio divario nel PIL tra l’UE e gli Stati Uniti, guidato principalmente da un rallentamento più pronunciato della produttività in Europa. Le famiglie europee ne hanno pagato il prezzo in termini di perdita del tenore di vita: su base pro capite, il reddito disponibile reale è cresciuto quasi il doppio negli Stati Uniti rispetto all’UE dal 2000.

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Questa tendenza è stata aggravata negli ultimi anni dal venir meno di tre condizioni esterne favorevoli all’Europa: la rapida crescita del commercio mondiale, per cui le aziende dell’UE affrontano una maggiore concorrenza dall’estero e un minore accesso ai mercati esteri; la brusca perdita del più importante fornitore di energia dell’UE, la Russia; la messa in discussione, nei nuovi assetti geopolitici, dell’ombrello di sicurezza degli USA che aveva permesso all’UE di destinare ad altre priorità il budget per la difesa.

A fronte di questo scenario, il rapporto sostiene che l’obiettivo principale di un’agenda per la competitività deve essere quello di aumentare la produttività, nonché di rafforzare la sicurezza, prerequisito per una crescita sostenibile.

Ciò è essenziale, per un verso, se si vogliono mantenere i punti di forza del modello socioeconomico europeo che ha permesso di coniugare alti livelli di integrazione economica e sviluppo umano con bassi livelli di disuguaglianza, e se l’Unione intende, per altro verso, conseguire gli obiettivi ambiziosi che si è posta, quali gli alti livelli di inclusione sociale, neutralità delle emissioni di CO2 e maggiore rilevanza geopolitica.

L’aumento di produttività, pertanto, “è una sfida esistenziale per l'UE”, preservando i valori di equità e inclusione sociale, come sottolineato da Draghi nel rapporto e ribadito in occasione della presentazione dello stesso innanzi al Parlamento europeo; senza di esso, “col tempo diventeremo inesorabilmente meno prosperi, meno uguali, meno sicuri e, di conseguenza, meno liberi di scegliere il nostro destino”. Il rischio è che l’UE debba scegliere a quali, tra gli obiettivi e addirittura tra i valori fondamentali stabiliti nei Trattati e alla base dell’integrazione europea (come democrazia, libertà, pace, equità e prosperità in un ambiente sostenibile), rinunciare. Ove ciò si verificasse, secondo Draghi, essa “avrà perso la sua ragione d'essere”.

Il rapporto identifica 3 aree principali di intervento per l’UE al fine di rilanciare la crescita e gestire tre grandi trasformazioni in atto, digitalizzazione, decarbonizzazione e cambiamenti geopolitici:

correggere il rallentamento della crescita della produttività, colmando il divario di innovazione (innovation gap) nei confronti di USA e Cina. Ritiene che l’innovazione possa diventare il nuovo motore della crescita europea e rappresentare lo strumento con cui mantenere la leadership manifatturiera e sviluppare nuove tecnologie rivoluzionarie e che fallimenti in termini di innovazione e produttività (solo 4 delle prime 50 aziende tecnologiche al mondo sono europee) e ripristinare il proprio potenziale manifatturiero;

ridurre i prezzi elevati dell'energia (le aziende dell’UE devono ancora affrontare prezzi dell’elettricità che sono 2-3 volte quelli degli Stati Uniti, mentre i prezzi del gas naturale pagati sono 4-5 volte superiori), continuando, al contempo, il processo di decarbonizzazione e di transizione a un’economia circolare. Ritiene che l’UE possa assumere un ruolo di guida nelle nuove tecnologie pulite e nelle soluzioni di circolarità, a condizione che tutte le politiche europee siano in sintonia con gli obiettivi di decarbonizzazione. Il rapporto propone pertanto un piano congiunto per la decarbonizzazione e la competitività;

reagire dinanzi a un contesto geopolitico meno stabile, aumentando la sicurezza, tenuto altresì conto del fatto di non poter più contare come prima sugli Stati Uniti, e riducendo le dipendenze, che stanno diventando vulnerabilità. Chiede, tra l’altro, una vera e propria "politica economica estera" e una forte e indipendente capacità industriale di difesa e propone un piano per gestire le dipendenze e rafforzare gli investimenti nella difesa.

In queste aree il rapporto chiede un maggior coordinamento non solo gli Stati membri affinché si evitino duplicazioni, standard incompatibili e mancata considerazione delle esternalità, ma anche tra gli strumenti di finanziamento e tra le varie politiche.

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Il rapporto giudica indispensabile varare una nuova strategia industriale per l’Europa, fondata su 4 elementi costitutivi:

piena attuazione del mercato unico;

stretta interazione tra politiche industriali e politiche di concorrenza e commerciali dell’UE;

vie di finanziamento;

riforma della governance dell'UE.

Contestualmente, il Rapporto indica la necessità trasversale di preservare l’inclusione sociale, raccomandando un approccio europeo in grado di garantire che la crescita della produttività e l'inclusione sociale vadano di pari passo. Ciò con particolare riguardo alla acquisizione delle competenze dei cittadini, ad una politica di coesione coerente con la spinta verso una maggiore innovazione, al completamento del mercato unico e ad una maggiore attenzione alle conseguenze dei cambiamenti sociali in atto. Il rapporto afferma che l'UE deve prendere esempio dagli USA in termini di crescita della produttività e innovazione, senza acquisire gli svantaggi del modello sociale statunitense.


Valentina Mini